[ARTE] in che modo approcciarsi a un'opera


La domanda che vi pongo oggi sorge da un lungo discorso avuto con un amico.
Come guardate un film, un telefilm o un programma? Come leggete un libro? E un fumetto? Come osservate un quadro? Come osservate una scultura o un palazzo? Come ascoltate un brano?
Ci sono diversi modi per godersi un'opera?

Durante questo discorso affrontato col mio amico, mi sono reso conto di... avere un problema.
Io ho un difetto: non riesco a godermi un'opera solo per quello che è.
Non riesco a guardare un film che inizia quando entri in sala (o quando metti su il dvd) e che finisce coi titoli di coda (o quando togli il disco).
Non riesco a leggere un fumetto che inizia quando apri il volumetto e finisce quando lo chiudi.
E così per tutti gli altri esempi.
Per me l'arte, in generale, è ricca di interconnessioni.

L'ARTE INTERCONNESSA

Non esiste un'opera artistica che è fine a se stessa.
Ogni opera appartiene a un genere, un filone, un movimento.
E' connessa innanzitutto al periodo storico e alla storia della sua arte in sé, e poi a tante altre cose.
Prendiamo come esempio un film: è un'opera che può piacere o meno, la guardiamo e ce la godiamo per quel che è.
E questo è un modo sacrosanto di fruire un'opera (cinematografica, in questo caso).

Per me non funziona così: il godersi tale film in quel momento è certo giusto, ma non è che la punta di un iceberg molto più grandioso.
Ad esempio, The Green Inferno di Eli Roth (qui la mia recensione) è gobidile al 100% solo se conosci almeno Cannibal Holocaust, e sarà ancora più godibile se conosci il genere cannibal-movie e di conseguenza i mondo-movies.
Un poliziottesco italiano è nato negli anni '70 per motivi precisi, specie storici. Un genere ludico ma che rimanda allo spettatore l'Italia di quegli anni, con la paura del terrorismo nero e rosso, violenze da prima pagina (il Circeo) e enfatizzazioni che provengono tutte dal western (spostando l'ambientazione dai saloon alla metropoli). Quindi, storia d'Italia e storia cinematografica.
Ma, ovviamente, nessuno ci obbliga a doverci informare su ciò che c'è dietro un'opera: il problema è mio.

OMAGGI E CITAZIONI: SOLO QUESTO?

Pongo qualche altro esempio.
Una storia vera di David Lynch è un film la cui visione può nascere e morire così.
Lo apprezzereste in quanto tale, è ben girato e Lynch sa come far risaltare le emozioni.
Però il mio cervello non si ferma lì: quando vedo la scena del cervo, che si fa grottesca e oscura, capisco che c'è tutto un sottotesto, comprensibile solo a quanti amano l'arte di Lynch.


Si tratta di meri omaggi e (auto)citazioni?
Dipende anche dalla genialità dell'artista.
In ogni caso sono due filoni ulteriori per apprezzare un'opera e le sue molteplici connessioni ipertestuali.
C'è chi può mettere una citazione all'interno di un quadro più ampio (restiamo in tema: l'episodio di Darkwing Duck tutto basato sulle opere di Lynch) o solo come riferimento (la canzone di Marylin Manson Wrapped in plastic, che cita in un rigo il caso Laura Palmer ma per parlare dei mali della provincia americana).

Kill Bill, ridotto a mera trama, è il cliché di ogni rape&revenge: una donna, sopravvissuta al massacro, prende uno a uno gli autori dello stesso.
Ma davvero Kill Bill è solo questo? No.
E' tutta una serie di cose, da citazioni, omaggi, riferimenti ma anche cinema allo stato puro (regia, tecnica, fotografia...).

OPERE: SUBIRLE O CAPIRLE?

Per me la lettura, la visione, l'ascolto sono questioni interconnesse, tra loro e con la storia.
Non lo faccio di proposito. Quando vedo Amore Tossico di Caligari, non posso non notare che una scena è girata lì dove si trova il monumento in onore di Pasolini: il filone è neo-neorealista, non possiamo prescindere da questa cosa. E quando vediamo Non essere cattivo (sempre di Caligari), impossibile non notare come il cerchio si chiuda rispetto al primo film.
Pensate che chi vive la borgata romana, ad esempio, vivrà emozioni ancora più forti e totali rispetto a chi -come me- non sa nulla di quel mondo.


Nessuno è tenuto a saperne di più oltre quel che vede. Ma tra vedere e guardare la differenza c'è.
E si tratta del bagaglio di esperienze e cultura personale: è automatico per me connettere Ken il Guerriero con Mad Max, e quest'ultimo con tutto il filone cinematografico delle auto, da Death Proof in giù.

Ora, di fronte a un quadro impressionista, chiunque può rimanere... impressionato.
Ed è giusto. Un'esperienza che nasce lì e che magari ti porti oltre.
Ma per me non muore così, perché mi domando delle cose: perché hanno cominciato a rappresentare elementi del quotidiano? Perché questo punto di rottura? Perché la luce in quel modo? Eccetera.


Beato, forse, chi si gode un'opera per quel che è, senza troppe questioni. In modo semplice, puro.
Però forse la purezza e il godimento possono essere amplificati.
C'è differenza tra subire un'opera e capirla.
Che ne pensate?

52 commenti:

  1. Posso parlarti di libri,Miki, perchè non mi ricordo di essere sndata al cinema e la tv è un soprammobile 😊
    Molto spesso mi godo il libro e la lettura. Solo dopo penso e mi pongo domande finendo di riprenderlo in mano per una veloce rilettura di un certo passo.
    Capita anche che alla fine della lettura incuriosita vada a cercare notizie su adutore o luoghi descritti o anche su fatti reali se il libro ne fa riferimento.

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    1. Ecco, a me tutto questo succede durante.
      Se le cose già le so, mi viene automatico fare connessioni...

      Moz-

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    2. Se la curiosità non è proprio a livelli esponenziali la metto a tacere. Alla fine della lettura le do retta

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  2. Penso che tu abbia fatto un quesito molto profondo e non di poco conto. Diciamo che questo vale solo per alcune opere. Ci sono quelle "Coca Cola" come le commedie e i cinepanettoni che sono adatte ad essere viste senza troppi problemi. Pero' accostarsi ad un opera complessa richiede due aspetti principali ed altri due secondari: i primi, cultura ed approfondimento, seguiti da empatia e curiosita'.
    Per cultura cosa intende? Non quale sia la capitale della Papua Nuova Guinea, ma conoscere un minimo il cinema e i suoi generi, saperne coglierne le relative sfumature e gli stilemi, senza per questo cadere in presunzioni da professorino spicciole :D rapportarsi a certe opere prime non e' facile. Mi citavi i film di Caligari, non sono film per tutti, ma non per il solo fatto di vissuto periferico che in esso albergano che e' il topos delle sue storie, ma tanto la conoscenza dei riferimenti. Molti registi fanno molti riferimenti culturali, altri evidenti, altri meno... potrei dilungarmi a iosa :D, arriviamo quindi all'approfondimento. Vedere un film necessita di una profonda ricerca e di una profonda ricerca personale ed attitudinale... sfatiamo il mito che il cinema e' per tutti... non lo e' affatto! E altresi' vero che ci sono generi standardizzati e creati appositamente per essere compresi ed apprezzati da tutti, e in questo sono nazionalpopolari. Ma sfiderei chiunque a capire un film di Tarkovskij o a
    Alejandro Jodorowski piuttosto che Nicolas Winding Refn o Takeshi Kitano. Il cinema e' un arte totale e complessa, cosi' come lo e' divenuta una certa serialita' di cui da anni le tv via cavo si fanno eccellentissimo fregio. Arriviamo dunque all'empatia e alla curiosita' fondamentali per immergerti in una storia e nei personaggi. Scusa il mio dilungarmi da cinefilo accanito e senza speranza ahahahahah ma e' un tema che amo! [Il Russo]

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    1. P.s. scusami ci sono dei refusi ma ho scritto da cellulare 😃

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    2. Non preoccuparti per i refusi! :)
      Oh, la vedo come te.
      E ti dirò di più: anche nelle opere "cocacola" (io le chiamo McDonald's) ci trovo comunque la possibilità di un approccio di altro tipo.
      Mi spiego meglio: i film Marvel, tipo Civil War.
      Ecco, vederlo per me presuppone che almeno la saga a fumetti devo conoscerla un po', devo sapere perché e per come. Almeno un poco. Altrimenti cosa vado a vedere? Mi viene naturale chiedermi delle cose...
      Per esempio io di Vacanze di Natale (il primo) mi chiedo, mentre lo vedo, sia che filone comico è (rispondendomi che fa da staffetta tra vecchia e nuova comicità, guarda gli attori tipo Brega affiancati dai ragazzi) sia mi parte tutto il viaggio sulla colonna sonora...

      Moz-

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  3. è quasi impossibile durante un film fare connessioni...a meno che non si sappiano già...
    per i film mi fido del giudizio di Mereghetti che trovo bravissimo e che sa spiegare senza essere complesso o stucchevole..
    poi mi fido del mio giudizio...
    io vedo il film.e basta.
    senza connessioni.
    e non vuol dire che sia più ignorante o meno appassionata.
    iniziare.e finire qualcosa,chiudere un cerchio,è anch'essa un'arte.

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    1. Sì, ovvio: parlavo di cose che si sanno già.
      Riporto di nuovo l'esempio di Ken, che leggendolo non puoi fare a meno di pensare a Mad Max (o a certe scene degli spaghetti-western o del cinema di arti marziali).
      Oppure ancora, se leggo Diabolik, mi chiedo come mai nel 1962 in Italia nasce il fumetto nero e nello stesso anno in USA nasce Spider-Man.
      Mi viene naturale pormi questi quesiti e cercare di dare risposte che siano nell'arte, nell'ambiente, nella sociologia.
      Sono due modi diversi di vedere un qualcosa^^

      Moz-

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  4. Bel post ^^
    Sono capitato in questo quesito anche io ultimamente...E questo apre un'altra domanda: un'opera va giudicata così com'è o deve essere messa nel suo contesto?

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    1. Uh, ecco un'altra domanda complessa:
      per me l'opera deve essere contestualizzata. Capire il filone, capire il movimento, capire il momento storico in cui nasce. E perché.
      Contestualizzandola, si scoprono tantissime altre cose che possono fartela apprezzare ancora di più :D

      Moz-

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  5. Giusto! Ma nel contesto, intendo anche l'autore. Bisogna giudicare l'opera per il suo autore, mettendola a confronto con le precedenti? É giusto rimanere delusi perché l'autore ha fatto di meglio, anche se decontestualizzata rimane molto bella? Possiamo andare all'infinito!

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    1. Domande tutte intelligentissime. E difficili da dare una risposta.
      Ad esempio, il cd Infinito dei Litfiba è medio per la loro produzione, ma se lo confrontiamo con altra musica del 1999 e altri lavori di gruppi italiani, è un gran pop di classe.

      Moz-

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  6. Siamo spesso sulla stessa lunghezza d'onda, caro Miki, questo post lo conferma.

    Io mi schernisco definendomi uno "spoiler-addicted". Ma proprio perché a volte, può sembrare paradossale, sapere come si snoda la vicenda è il mio ultimo pensiero. Mi piace cogliere dei particolari, dall'interpretazione o l'uso della colonna sonora, vedere quali messaggi lascia lo sceneggiatore, vedere le criticità. Mi piace pensare: "Io cosa avrei fatto'". Poi ne abbiamo parlato qualche tempo fa "altrove" (:)), pensa a un film western come Keoma, al significato del finale, quante letture si possono dare e quella particolare che ho dato io. Un altro esempio: Miami Supercops con Bud Spencer e Terence Hill. Ultimo film della coppia, che non a caso finisce con i due amici che si separano e salutano, mentre in genere rimangono assieme (dopo aver sconfitto i cattivi, ma perso i sostanziosi guadagni).

    Poi c'è appunto il discorso delle citazioni, o ancor meglio delle influenze: le seconde sono diverse dalle prime.

    In generale io dico sempre che la differenza la fa il lettore e lo spettatore. Io e un'altra persona possiamo leggere una storia di Topolino; il mio interlocutore la bollerà come storia da bambini, io invece la valuterò dal punto di vista di una persona adulta, vedendo le citazioni, le influenze, i messaggi nascosti per i più grandi, o anche gli stessi messaggi diretti ai bambini, cioè cosa vuole insegnare loro l'autore.

    E poi un'altra cosa interessante è usufruire di un'opera passata in epoca moderna: vedere ad esempio come cambiano le cose rappresentate con il passare degli anni (Look, modi di fare, ambientazioni, città...).

    Discorso leggermente diverso per la musica. La musica ha sempre il pregio - rispetto a un fumetto, a un film, a un libro o un quadro - di fare da cornice a un momento nella vostra vita.

    Così quando "cazzeggio" ascolto un certo tipo di musica (ad esempio i brani commerciali dance che vanno attualmente), ma quando voglio assaporare il meglio..allora non posso fare ascolto "passivo".

    Il mio mito musicale è De Andrè, seguito da Rino Gaetano...e la loro discografia è poesia, letteratura, citazioni, influenze, doppi e tripli significati, addirittura sono cantautori profetici. O come si dice, i loro brani di 40 anni fa sono ancora attuali oggi.

    Conoscete tutti il "pescatore", canzone "mainstream" di De Andrè. Ebbene questo brano all'apparenza così semplice ha ben 2 significati diversi e profondi, uno non esclude l'altro.

    Ma nel rapportarsi con un'opera, diventa fondamentale conoscere appunto l'autore per capire appieno ogni cosa.

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    1. Sto amando questo post perché tira fuori dei commenti spettacolari, visto?
      La vediamo esattamente allo stesso modo: un'opera d'arte non si subisce, ma si deve anche decostruire per capirla.
      Keoma, di cui parlammo nello specifico, è ciò che intendo e che intendi: hai ragione.
      Poi, come dici, le opere "invecchiano". Bene, male, è da vedere.

      Quanto alla musica, amo i pezzi con testi, sottotesti, significati multipli: ecco perché adoro i Litfiba^^

      Moz-

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    2. Parentesi su Cannibal Holocaust: per me è uno dei film capolavoro della cinematografia italiana.

      Ho uno stomaco forte, ma quel film ha messo a dura prova la mia resistenza. Detto ciò però il messaggio che trasmette, esplicito nello strepitoso finale, è una freccia che centra il bersaglio ed è un messaggio ancora terribilmente attuale, a 37 anni di distanza dalla sua uscita nei cinema.

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    3. Sono d'accordissimi.
      CH è un capolavoro, una di quelle cose -tra l'altro- che possiamo fare solo noi italiani: veri maestri di cinema, su ogni livello.

      Moz-

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  7. Io sono esattamente come te da questo punto di vista, come credo si capisca dall'impostazione di molti degli articoli del mio blog.
    E aggiungo che questo tuo post è un vero esempio di Blogging con la maiuscola. Chapeau!

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    1. E se me lo dice uno dei migliori blogger d'Italia, io non posso che sentitamente e umilmente ringraziare :)
      Vero: il tuo blog è un chiaro esempio di arte interconnessa; opere che non possono e NON DEVONO fermarsi alla mera fruizione (passiva), ma hanno bisogno di essere capite, sviscerate, decostruite e ricostruite su diversi piani (storico, artistico, citazionistico, dell'influenza...)

      Moz-

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  8. Ciao Miki.
    Bisogna stare attenti con l'arte.
    Sai quanto ci tenga al pensiero di ognuno...lo rispetto immensamente e mi piace osservare il loro modo di esprimere i pareri.
    Spesso per questo cambio idea sulle mie posizioni e credo che questo si chiami crescere...ma...
    Certo le opere d'arte di ogni genere hanno significati dovuti al tempo ed alla mentalità vissuta dell'artista.
    Però non c'è errore più grande di voler valutare il tutto sempre e solo in questo modo.
    Mi spiego meglio.
    Quando si guarda un film, un dipinto, un'immagine o anche un oggetto costruito, come anche la musica e la scrittura, prima di ogni cosa bisognerebbe valutare le nostre sensazioni. Mi piace perché...non mi piace perché... (ovviamente è una mia opinione).
    La bellezza e l'originalità oppure la forza o l'emozione ed ancora il disgusto, non sono dovute al solo tempo storico, al pensiero dell'artista oppure al quello personale...magari è un misto del tutto ma è ciò che proviamo nell'attimo esatto che osserviamo che poi ci condiziona.
    Non è detto che sempre conosciamo tutto di un film...chi sono gli attori, come vivono, come recitano, chi è il regista, perché ha scelto di ambientarlo lì...e se non conosciamo nulla di tutto ciò! Siamo meno credibili nelle nostre valutazioni? Perché? Io non credo...anzi...nel mio caso alzo il mio radar per captare quello che, con la nostra visuale più di cultura, assolutamente non vediamo o anche immaginiamo.
    Scusa se ho esagerato col commento.
    Ti abbraccio e mi eclisso.
    Ciao e buona settimana.

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    1. Nessuna esagerazione, anzi!^^
      La vedo come te, ma difatti non si tratta di avere valutazioni meno credibili.
      Io intendevo che, per come valuto io un'opera, quelle valutazioni possono spalancare le porte a molto altro, e se un'opera ci è piaciuta 10, con tutte le interconnessioni può arrivare a piacerci all'ennesima potenza.
      Perché capiremmo delle cose che le nostre emozioni non possono cogliere...^^

      Moz-

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    2. Miki, preciso...
      Se istintivamente piace qualcosa, è consequenziale il voler conoscere di più...
      Altrimenti vige l'ignoranza. Ciao.

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    3. Esattamente.
      Ma appunto, non tutti poi si informano, restando con la sola (bella, ma sterile) emozione.

      Moz-

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  9. Ciao moz,
    l'opera a volte d'arte altre no,cinema,pittura lettura,musica e altro,la vivo per amozioni subiltanee,il colpo d'occhio o la sonorità creano il mio primo giudizio,positivo,negativo o interrogativo.
    Dopo la rivedo nella mente,non come opera artistica ma come prodotto del tempo nel quale è nata e al quale si riferisce e allora il mio giudizio prende in considerazione i perché della sua creazione.A volte trovo un messaggio,un ricordo o solamente il piacere di averla vista,letta o ascoltata.
    Ciao,fulvio

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    1. Ciao Fulvio...concordo con te.

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    2. "Non è detto che sempre conosciamo tutto di un film...chi sono gli attori, come vivono, come recitano, chi è il regista, perché ha scelto di ambientarlo lì...e se non conosciamo nulla di tutto ciò! Siamo meno credibili nelle nostre valutazioni?"

      Secondo me dipende sempre da chi fruisce di un determinato prodotto; certo, ad esempio una canzone di De Andrè risulta ostica da interpretare senza conoscere in modo approfondito il maestro genovese; ma nulla preclude che la stessa possa trasmettere un messaggio importante e delle emozioni all'ascoltatore che ne fruisce e che poco sa dell'autore.

      Forse ho sbagliato a usare la parola "fondamentale", laddove ho scritto "Ma nel rapportarsi con un'opera, diventa fondamentale conoscere appunto l'autore per capire appieno ogni cosa". Era meglio dire importante, ma non indispensabile :)

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    3. Rispondo a tutti:
      di primo acchito, ci sta che siano solo le nostre emozioni a parlare.
      Per esempio, nel caso di un brano di De Andrè, può colpirci la musicalità, qualche bella frase del testo e così via.
      Ma se non conosciamo di cosa parla la canzone, come possiamo apprezzarla, analizzarla al 100%?
      E' tutto qui: in quel caso, staremmo semplicemente apprezzando un'opera... subendola. Nel secondo caso, la apprezziamo in un contesto molto più grande, che si connette con la storia, con la storia della sua arte e magari con tante altre tipologie artistiche.

      Moz-

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  10. Molte volte l'opera si ammira in quel momento, ma se sono poco informato, cerco di rimediare facendo ricerca in giro.
    Serena giornata.

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    1. Ecco, anche io. Non riesco a "vedere e basta", sarebbe come pagare una puttana per un rapporto di 15 minuti. E poi via, io a casa e lei alla pineta.
      Per me non funziona così :)

      Moz-

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  11. Ricorderò sempre un concerto di Elio e le Storie Tese in cui due sfigati ci provavano con due ragazze spiegando loro, durante le canzoni, ogni singola citazione. Questo è un caso in cui l'arte interconnessa è una vera e propria triturazione di maroni. Di base il citazionismo non mi darebbe fastidio, ma quando è un modo per gigioneggiare facendo una captatio benevolentiae nei confronti degli spettatori, allora, bah.

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    1. Citando un commento del padrone di casa, "Green Inferno" è un maldestro insieme di citazioni e di scene influenzate da Cannibal Holocaust, con un tentativo - secondo me mal riuscito - di fare una critica verso il mondo radical chic.

      Perché il messaggio sparisce, in un film che, tra citazioni e influenze, finisce per essere prigioniero delle caratteristiche del cinema horror degli anni 2000: inconsistente, vuoto, giusto il passatempo ideale per un'ora e mezzo da passare in compagnia di un amico o di amici.

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    2. Ciao Ex :)
      No, hai ragione: immagina una situazione analoga durante un film, dove ti spiegano ogni minuto tutte queste cose.
      Sarebbe da prendere a fucilate XD
      Però se ne può parlare... DOPO, assieme.

      Ric: ahaha, ho letto il tuo commento nel post della rece^^

      Moz-

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  12. Ogni volta che vedo un film, leggo un libro, ascolto musica, entro in un museo mi si apre un mondo che chiama e richiama altre cose. Il fascino della curiosità quando incontra il bisogno della conoscenza

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    1. Il tuo commento potrebbe essere il riassunto in tre righe del mio esatto modo di vivere l'arte. Grazie :)

      Moz-

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  13. Sinceramente non so che pensare, non ho mai riflettuto in questi termini, io quando vedo un film mi sembra di essere in un altro mondo, ovvero che quando un film ti piace ti immedesimi a tal punto che non pensi più a niente ;)

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    1. Sicuramente è così anche per me, specie se il regista (e lo scrittore, quando non sono la stessa persona) han fatto bene il lavoro.
      Ma automaticamente mi si aprono le porte di altri mondi... a sé :)

      Moz-

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  14. Secondo me è comune un po' a tutti un approccio simile al tuo. Se l'opera ti mette curiosità riguardo a quello che sta raccontando ti vai a informare sull'argomento, se ha forti richiami ad altre opere è giusto completare con la visione di quelle e via così.
    Deve comunque stimolare qualcosa se no che gusto c'è?
    Argomento intrigante! :)

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    1. Grazie mille, Sam! :)
      E' vero: per me l'arte è interconnessa, e qualsiasi prodotto presuppone che ti si aprano altre porte. Altrimenti staremmo solo subendo quell'opera :)

      Moz-

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  15. Ma che bel post! Mah, sì, più conosci ciò che stai osservando e più tutto questo offrirà nuovi stimoli, eliciterà nuove connessioni e così via, ma il primo impatto deriva dalle sensazioni ed emozioni che quella specifica opera (e solo quella) sta agendo su te. Il primo impatto è il grilletto che ti metterà in condizione di scegliere se continuare ad esplorare/fruire quell’oggetto (qualunque esso sia) o abbandonarlo. Forse sarebbe meglio che l’approccio avvenisse in modalità cieca: non so di chi sia quest’opera, quindi non posso essere influenzato da pregiudizi (palle, ma diamola per abbastanza buona). Nelle ricerche di mercato, ad esempio, per capire se una nuova serie di cortometraggi (o una comunicazione, o un packaging,…) farà o meno leva sul pubblico la si espone e per prima cosa si osserva la reazione d’impatto dei primi due/tre minuti al max. Tutti i test successivi, che comunque vanno somministrati, così come la successiva dissertazione approfondita, daranno un contributo solo se correlato all’impatto. In parole povere, se un tizio non rimane impattato dalle prime sequenze farà zapping. La stessa cosa vale per qualsiasi opera d’arte e aggiungo che tu puoi anche conoscere vita, morte e miracoli di quell’autore, della sua corrente, delle sue frequentazioni, delle sue opinioni, ma da qui in poi si può andare avanti all’infinito, perché una corrente artistica non vive in un compartimento stagno, ma è il frutto della stratificazione di altre correnti. Es. l’impressionismo: prima di Manet, puoi pescare un Turner e prima di Turner puoi arretrare ancora e ancora. Lo stesso giochino lo puoi fare con qualsiasi corrente, è un po’ come ne La fiera dell’est di Branduardi :). Quindi, concludo e torno a inabissarmi (ahaha!): è bellissimo saperne di più (prima e dopo), ma farlo mentre fruisci di un’opera temo sia la conseguenza di una information bias, cioè la convinzione che più informazioni recupereremo, più la nostra valutazione sarà oculata, ma raccogliere tonnellate di informazioni non sempre ci porta a realizzare azioni efficaci. Anzi… ;-)

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    1. Ciao Clementina, e benvenuta sul Moz O'Clock (peraltro proprio oggi con l'aria primaverile di novità! XD)
      Molto contento che il post ti sia piaciuto e ti dico che ho molto apprezzato il tuo commento.
      Dunque, ci tengo a precisare che non è che io lo faccio a posta: nel senso che non è mentre guardo -chessò- Mulholland Drive che stoppo e mi informo di tante altre cose.
      Invece mi succede che vedendo tale film il mio cervello connette tante altre questioni: riconosco stili e stilemi, rimandi, citazioni. Poi mi parte la tangente sull'arte in sé, similitudini e richiami.
      Sono cose che già sapevo, inglobate nel mio cervello, che fuoriescono.
      E quando un'opera ti fa partire tutto questo, al di là dell'emozione di primo acchito, allora l'opera non la stai subendo: la stai capendo :)

      Moz-

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    2. Questo è ben diverso, positivissimo e mi ci ritovo al 100%. Mi dispiace di aver frainteso e di aver fatto partire un megalogorroico commento strampalatissimo... XD avevo il terrore di leggere la tua risposta, le mie mani si rifiutavano di avvicinarsi alla tastiera e una di loro mi aveva già inviato una cartolina da Miami :D Grazie davvero e ancora complimentoni per il post e per il blog! :)

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    3. No, ma nessun problema: alla fine hai toccato un argomento citato anche da altri.
      Le connessioni possono farsi in mille modi!
      Addirittura avevi terrore della mia risposta? Ahahah :D
      Grazie mille, ci leggiamo prestissimo!

      Moz-

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  16. Mi viene in mente, leggendoti, una citazione di Plutarco: "La mente non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere."
    Per me funziona così...

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    1. Verissimo. E che faccia estendere l'incendio a tutto ciò che c'è attorno^^

      Moz-

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  17. Purtroppo arrivo un po' tardi e non ce la faccio a leggere tutti i commenti...
    Diciamo che in buona parte condivido il tuo pensiero: l'opera d'arte non è mai fine a se stessa, se pare esserlo forse non è un'opera d'arte.
    Vedo un vecchio film di Totò? Oltre a divertirmi, m'immergo nell'Italia di quegli anni, vedendo i modelli di auto che circolavano per le strade, le canzoni che si potevano ascoltare in radio, come si vestiva la gente, cosa era la "bellezza" di una ragazza.
    Ascolto una canzone? Apprezzo subito melodia musicale e voce, poi entro nel merito del testo, e capita che un'ottima melodia sia al mio orecchio "sprecata" per un testo così insulso... O viceversa!
    Idem con libri e fumetti, anche se in modo diverso... Se il libro è scritto con tutti crismi, diventa un mio compagno di viaggio per qualche settimana della mia vita, raccontandomi una storia, insegnandomi qualcosa di rapporti umani o anche di una realtà passata che oramai è storia... O ancora, se è un romanzo horror o di fantascienza, mi emoziona e sorprende, e mi offre anche spunti creativi, talvolta... Credo pochissime volte mi è capitato di leggere un libro rimasto fine a se stesso.
    Con i fumetti, forse la mia "arte" preferita in quanto la prima che ho avvicinato, si va dalla prima semplice lettura della storia alle letture successive, dove colgo i particolari delle varie vignette (sono un fanatico del dettaglio, anche quando vedo un presepe)... Anche con i fumetti umoristici, apprezzo vedere tra le monete del deposito di Paperone strani cimeli che affiorano, con una loro storia forse raccontata e forse no... Anche se qui è più una lettura di puro relax.
    Sul fronte dell'arte più "classica", mi soffermo volentieri a osservare dei dipinti, specie se realizzati dai miei pittori preferiti (Caravaggio, Renoir, Velasquez, Botticelli, Manet...), cogliendo l'incredibile capacità di sintesi di questi geni che, con due pennellate, danno a un personaggio un'espressione o una posa che, nella più immediata delle situazioni, mi fa rendere conto della perfezione delle proporzioni umane; in altri mi porta a dubbi, viaggi della mente, ipotesi sull'umore del pittore che lo ha portato a usare un tale colore...

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    1. Ciao Gas!
      Guarda, sostanzialmente la vediamo uguale.
      Poi, anche io apprezzo tantissimo il fumetto come medium artistico, tra tutti.
      Ci perdiamo nei dettagli, nelle citazioni... ma perché spalancano le porte su altri mondi artistici e storici, infiniti.

      Moz-

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  18. Ciao Moz,DOMY
    Ho letto tutti i commenti e la prima cosa che mi è venuta in mente è che con questo interessante post hai messo alla prova la capacità di sintesi di molti di noi...XD e siccome potrei dilungarmi molto,ti dico che il post di Ferruccio Gianola è quello che sintetizza al meglio il mio pensiero. Divento maniacale però,se si tratta di artisti a me particolarmente cari.Lì voglio conoscere tutto di loro,ciò che gli ha ispirati come hanno vissuto e vivono.Pensa che per conoscere tutto di Amedeo Modigliani,il mio pittore preferito,quando sono andata a Parigi ho voluto assolutamente visitare la sua tomba.

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    1. Ehehe, ecco.
      Per comprendere meglio le sue opere, che poi magari ci possono piacere a prescindere tantissimo.
      Però è necessario fare connessioni, avanti, indietro, per capire ancora di più, e per apprezzarle all'infinito^^

      Moz-

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  19. Qualunque cosa sia, film, musica, opera d'arte: assoluto silenzio!

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  20. Hai scritto "subirle o capirle?". Ecco, al verbo "subire" ho pensato spesso, negli ultimi anni. I film sono diventati molto veloci e la sensazione è che questa velocità (o la troppa velocità) impedisca di pensare. Se penso troppo mentre guardo, mi perdo pezzi di trama. Vabbè, sarò anche che ho il cervello di un bradipo ma tante volte ho la sensazione che gli spettatori vengano a bell'apposta investiti da tutta una serie di immagini e suoni dimodochè escono dal cinema e se gli chiedi:"come'era il film?" riescono solo a dirti:"sì, bello..." perchè non hanno avuto modo di pensare durante la visione.

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    1. Eh, non è certo una bella cosa questa.
      Velocità da videoclip, ti stordisce per due ore... Certo, se è per stile, allora ci sta. Ma se è per moda, allora no...

      Moz-

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